giovedì 18 ottobre 2012

Io non so come fare..Se Sei vivo..lo sai!!!


Quando ero piccola mi colpì la frase: “A 20 anni vuoi cambiare il mondo; a 45  il mondo avrà cambiato te”.

Vero (!)… A meno che dopo tu non riprenda in mano la tua vita!
Ed è quello che ho fatto io e sollecito ora a fare, a tante persone che incrociano la mia strada.
Non credo di avere doni speciali. Ma ho imparato a cercarli in me. 
Vogliamo migliorarci. Per questo ci informiamo su cosa fare, chi incontrare, dove andare.
Sappiamo ormai cosa dovremmo fare! Ti hanno invitato continuamente a partecipare a Seminari sulla Crescita Personale; hanno scritto centinaia di libri sull’argomento. Sì ma se leggi un libro su come imparare a nuotare, ti dice: “prima muovi il braccio destro e poi il sinistro, mentre batti i piedi nell’acqua e rilassi il tuo corpo, così da galleggiare, quindi…eccetera”.
Ma se non ti butti in acqua davvero, non imparerai mai a nuotare.

Quindi, anche sapendo razionalmente cosa “dover” fare…  non facciamo molto e restiamo spesso in un loop di pensieri che vagano tra il “vorrei ma non posso” e il “chi mi dà una mano?”

Possiamo scegliere invece, giorno per giorno, se continuare a cercare di seguire grandi formatori, coach e libri, cioè fonti esterne a noi stessi o invece… iniziare a cercare di contattare la parte più preziosa di noi, quella che ci offre incondizionatamente il telecomando della nostra vita, la FONTE di ogni cambiamento reale.
Non stiamo parlando di crisi mistica, ma di uno strumento così semplice, che spesso, convinti che gli aspetti complicati della vita siano quelli vincenti,  non abbiamo la capacità di metterlo a fuoco.
Puoi essere quindi una persona che fa della spiritualità il proprio credo oppure essere uno scettico imprenditore che crede solo in ciò che vede. Non fa la differenza.
Se sei vivo, lo strumento è in te.

Per cambiare e migliorare se stessi non è sufficiente usare la forza di volontà o la sola autostima.
Sì, puoi stimolare la consapevolezza? Anche.
Ma ho imparato sulla mia pelle che mi pesava “la dipendenza” da altre persone e ne ho seguiti tanti, guru, formatori internazionali… fino a che non ho compreso che i più grandi insegnamenti sono in noi stessi, se riusciamo a connetterci a questo aspetto prezioso che teniamo sopito in noi.

Ora dedico il mio lavoro e la mia vita nel cercare di stimolare le persone a connettersi con questo aspetto di loro stessi, indispensabile per diventare persone libere di scegliere, giorno per giorno o, come dice una mia amica: vivere “out of the box”.

Mi dirai: “ma allora la dipendenza l’avrei poi con te?”.
Non è esattamente così. Le persone si affiancano a me per un periodo e cercano, è vero, di chiedere anche a me: “chi mi dà una mano?”
Io tendo a fare questo pezzo di strada insieme per un tempo davvero limitato. Poi, li spingo a proseguire da soli, con i preziosi strumenti presenti in ognuno di loro, strumenti che hanno la possibilità di individuare, attraverso alcune indicazioni, per scoprire un “qualcosa” che c’è, dentro.

Da oggi tu puoi imparare ad usare questo “qualcosa”: uno strumento che abbiamo in noi, che ha una grande energia e potenzialità. E’ un “qualcosa” che, se usato bene, fa attingere con facilità ad una fonte di energia inesauribile e a buona parte del nostro potenziale.
Puoi imparare ad individuarlo in te; dov’è e come usarlo.


Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso.
                                                                                Lev Tolstoj


Fonti : A.Vicario  yes coaching

martedì 2 ottobre 2012

Testa di.....Capo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


“Quella testa di… del mio capo J

Quante volte lo abbiamo detto o sentito dire da qualche amico o parente?

Eh si..perchè volente o nolente un capo, è proprio colui che determina come ciascuno di noi sul lavoro passa le sue giornate, se è felice o disperato, se combina qualcosa oppure niente, se è sano o malato, infatti i capi, o responsabili che siano, fanno la differenza soprattutto quando esercitano un'influenza personale e diretta sui dipendenti come ad esempio succede  nei team di lavoro delle piccole aziende.

Ho incontrato “capi” pieni di se’, arroganti e superficiali che non davano valore alle persone o addirittura ne parlavano in termini svilenti, avendo addirittura  la faccia tosta di spararmi frasi tipo “..ecco, se chiedi di me a lei, credo mi farà una pubblicità pazzesca”…detto fatto..ho chiesto…e ho accuratamente evitato di dire che la “pubblicità" in questione sarebbe stata da querela J e non solo che avevano anche il coraggio di lamentarsi dello scarso rendimento delle proprie risorse….O addirittura che a causa dell’insano egocentrismo si compiacevano di qualunque tipo di feedback, della serie “va bene tutto purchè di me se ne parli”….

Non è facile, essere un esempio specie se si ricopre una posizione di responsabilità, ma essere consapevoli di essere una “testa di capo” rappresenta un buon inizio….possiamo sempre cambiare e fare qualcosa di diverso J
Gli atteggiamenti che ognuno di Noi ha, sono contagiosi e soprattutto sono ad alto rischio di emulazione J
Un buon capo deve sapere come parlare ai propri sottoposti, è importante dare feedback che riguardino l’operato degli stessi e non la loro IDENTITA’.
E’ importante altresì sapere COME dare i feedback, laddove ci sia da fare un rimprovero.

Gli atteggiamenti sono contagiosi, al pari della scontrosità, della perfidia, della pigrizia, della stupidità, ma per fortuna anche della fiducia, del buonumore, della buona educazione. E hanno conseguenze sulla salute dei sottoposti, oltre che sul fatturato.

Un buon capo, che vuole essere considerato un leader ma soprattutto un esempio per i propri dipendenti deve in primis avere la consapevolezza proprio del fatto che è realmente un esempio per i propri sottoposti, deve essere in grado di sapere fare autocritica, ma di quella seria e senza sconti ;)

Deve sapere chiedere scusa se necessario, deve sapere ascoltare i propri sottoposti, dando ad essi il giusto valore….deve sapere valorizzare le PERSONE e non solo i ruoli che esse ricoprono, deve essere umile.

Quindi..che tu sia un Top Manager o un semplice direttore di supermercato, se continui a trattare i tuoi sottoposti come deficienti e soprattutto non perdi occasione per farglielo notare….beh non stupirti che oltre a rendere nettamente meno di quello che sono le loro reali potenzialità, si comportino come tali…..spesso combinando anche disastri…

Essere un leader significa “guidare con l’esempio”……Il compito di un capo non è solo prendere decisioni, o “cazziare”….a fare quello siamo bravi tutti…è anche e soprattutto quello di essere un esempio, in primis come persona….

Quindi…se sei un capo, a prescindere dal numero dei tuoi sottoposti, ricorda sempre che dietro un ruolo, dietro una mansione c’è SEMPRE una persona …E allora...fai un passo indietro e inizia da qui….

P.S…… E ricorda….se il feedback che arriva è simile a qualcosa tipo..testa di c@@@ o cog@@@.....spesso non è per “finta” o per darti importanza seppur in negativo ;)….E’ perché è realmente pensato..metabolizzato e sentito J….  E la responsabilità non è certo dei tuoi sottoposti… J

“Dover dominare gli altri, significa avere bisogno degli altri. Il capo è un dipendente!”
F.Pessoa

"I piccoli leader, si somigliano come gocce d’acqua; hanno in comune una inconsistenza che traspare dai loro volti. Non hanno stoffa perché non hanno storia e se l’avessero si sentirebbero spaesati”.
L.Pintor