“Quella testa di… del mio capo J”
Quante volte lo abbiamo detto o sentito dire da qualche
amico o parente?
Eh si..perchè volente o nolente un capo, è proprio colui che
determina come
ciascuno di noi sul lavoro passa le sue giornate, se è felice o disperato, se
combina qualcosa oppure niente, se è sano o malato, infatti i capi, o
responsabili che siano, fanno la differenza soprattutto quando esercitano
un'influenza personale e diretta sui dipendenti come ad esempio succede nei team di lavoro delle piccole aziende.
Ho incontrato “capi” pieni di se’, arroganti e superficiali che non davano
valore alle persone o addirittura ne parlavano in termini svilenti, avendo
addirittura la faccia tosta di spararmi
frasi tipo “..ecco, se chiedi di me a lei, credo mi farà una pubblicità
pazzesca”…detto fatto..ho chiesto…e ho accuratamente evitato di dire che la
“pubblicità" in questione sarebbe stata da querela J e non solo che
avevano anche il coraggio di lamentarsi dello scarso rendimento delle proprie
risorse….O addirittura che a causa dell’insano egocentrismo si compiacevano di
qualunque tipo di feedback, della serie “va bene tutto purchè di me se ne
parli”….
Non è facile, essere un esempio specie se si ricopre una posizione di
responsabilità, ma essere consapevoli di essere una “testa di capo” rappresenta
un buon inizio….possiamo sempre cambiare e fare qualcosa di diverso J
Gli atteggiamenti che ognuno di Noi ha, sono contagiosi e soprattutto sono
ad alto rischio di emulazione J
Un buon capo deve sapere come parlare ai propri sottoposti, è importante
dare feedback che riguardino l’operato degli stessi e non la loro IDENTITA’.
E’ importante altresì sapere COME dare i feedback, laddove ci sia da fare
un rimprovero.
Gli atteggiamenti sono contagiosi, al pari della scontrosità, della
perfidia, della pigrizia, della stupidità, ma per fortuna anche della fiducia,
del buonumore, della buona educazione. E hanno conseguenze sulla salute dei
sottoposti, oltre che sul fatturato.
Un buon capo, che vuole essere considerato un leader ma soprattutto un
esempio per i propri dipendenti deve in primis avere la consapevolezza proprio
del fatto che è realmente un esempio per i propri sottoposti, deve essere in
grado di sapere fare autocritica, ma di quella seria e senza sconti ;)
Deve sapere chiedere scusa se necessario, deve sapere ascoltare i propri
sottoposti, dando ad essi il giusto valore….deve sapere valorizzare le PERSONE
e non solo i ruoli che esse ricoprono, deve essere umile.
Quindi..che tu sia un Top Manager o un semplice direttore di supermercato,
se continui a trattare i tuoi sottoposti come deficienti e soprattutto non
perdi occasione per farglielo notare….beh non stupirti che oltre a rendere
nettamente meno di quello che sono le loro reali potenzialità, si comportino
come tali…..spesso combinando anche disastri…
Essere un leader significa “guidare con l’esempio”……Il compito di un capo
non è solo prendere decisioni, o “cazziare”….a fare quello siamo bravi tutti…è
anche e soprattutto quello di essere un esempio, in primis come persona….
Quindi…se sei un capo, a prescindere dal numero dei tuoi sottoposti,
ricorda sempre che dietro un ruolo, dietro una mansione c’è SEMPRE una persona …E
allora...fai un passo indietro e inizia da qui….
P.S…… E ricorda….se il feedback che arriva è simile a qualcosa tipo..testa
di c@@@ o cog@@@.....spesso non è per “finta” o per darti importanza seppur in
negativo ;)….E’ perché è realmente pensato..metabolizzato e sentito J…. E la responsabilità non è certo dei tuoi
sottoposti… J
“Dover dominare gli altri, significa avere bisogno degli altri. Il capo è
un dipendente!”
F.Pessoa
"I piccoli leader, si somigliano come gocce d’acqua; hanno in comune una
inconsistenza che traspare dai loro volti. Non hanno stoffa perché non hanno
storia e se l’avessero si sentirebbero spaesati”.
L.Pintor
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